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La Serie A vende all’Australia la gara di campionato fra Milan e Como

(daniele amadasi)  Nell’era calcistica italiana alla costante ricerca di soldi invece che dei talenti nostrani, arriva la notizia che la sfida di campionato tra Milan e Como, valevole per la 24 giornata di Serie A, si disputerà domenica 8 febbraio 2026 al Park Stadium in Australia, distante circa 14 mila da km e raggiungibile dopo un viaggio aereo di 22 ore.

Forte dell’indisponibilità dello stadio Giuseppe Meazza in San Siro impiegato per la cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 e dell’avvallo del Milan, l’amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo, in questi giorni in Arabia a seguire la Final Four della Supercoppa Italiana, ha ufficializzato che la location australiana di Perth con il suo stadio da 61’266 posti (costruito nel 2014 per 460 milioni di € ed inaugurato nel 2018) ospiterà la gara di campionato fra i rossoneri ed il Como, diretta a livello arbitrale da una terza asiatica.

A livello economico la vendita all’estero di una gara del massimo campionato italiano, finalizzata ad una promozione fuori dai confini nazionali, frutterà alla Lega Serie A un introito di 12 milioni di €uro, che a fronte delle previste spese organizzative dell’evento e della trasferta quantificata in 3 M€, porterà ad un saldo positivo di 9 milioni di €uro che a livello di suddivisione vedrà la fetta principale (6 M€) incassata dal Milan, quella secondaria (1,2 M€) dal Como e quella residua (1,8 M€) suddivisa fra le restanti 18 squadre della Serie A.

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Plusvalenze: la ripartenza di Fabio Paratici dal Tottenham Hotspur

(daniele amadasi)  All’indomani del termine della squalifica sportiva per il caso Plusvalenze che aveva coinvolto la Juventus, l’ex Direttore Sportivo dei bianconeri, Fabio Paratici, attualmente in forza agli inglesi del Tottenham Hotspur nella Premier League inglese, ha concesso all’emittente Sky-Tv un importante intervista, che conferma le anomale e diverse valutazioni in ambito plusvalenze, considerando a livello sportivo il recente mancato coinvolgimento del Napoli per il caso Osimhen, di contro portato avanti dagli organi della giustizia penale.

Facendo un passo indietro temporale a livello di cronaca giudiziaria gli ex vertici dirigenziali della Juventus,  identificati in Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Fabio Paratici, erano stati coinvolti dalla cosiddetta inchiesta Prisma, venendo sanzionati con relative squalifiche post patteggiamenti, per via dell’accusa sulle presunte plusvalenze di compravendita di calciatori e sulla manovra stipendi dal punto di vista del bilancio societario nel triennio 2019-2020-2021 a cavallo del periodo storico contraddistinto dalla pandemia sanitaria mondiale da Covid-19.

Dall’intervista concessa a Sky-Tv da Fabio Paratici sono emerse una serie di importanti valutazioni, a partire dalla “scelta responsabile di chiudere la vicenda” con un forzato patteggiamento per uscire dal senso unico dell’innescato vortice mediatico e con l’amara  testimonianza di “avere avuto vergogna di difendermi, dal momento che ci si difende quando si fa qualcosa di male e dentro di me ho sempre sentito che non avevo fatto nulla”.
Una presa di posizione salda e ribadita dal concetto che a detta di Paratici “nessuno ha mai spiegato che la Juventus, io e le persone coinvolte siamo stati condannati non per la valutazione artificiale o distorta dei calciatori, ma per un principio contabile che non è mai stato utilizzato prima. E neanche dopo”.

Un principio di valutazione contabile da parte di un’accusa che si scontra con la realtà delle occasioni di acquisto o vendita dettate da un mercato volubile e quindi non per forza assimilabile a stratagemmi di artifizio dei bilanci societari, a meno di evidenti e plateali alterazioni degli importi economici nelle varie operazioni di compravendita e stipula dei contratti dei calciatori.
Una situazione che non avendo una regola definita ha portato ad una serie di valutazioni soggettive e non oggettive, con incredibili scelte di procedere o meno a sanzioni sportivi o processi penali su una serie di casi, che ad oggi, per esempio, hanno visto in Italia coinvolta solo la Juventus, lasciando di contro non valutabili di giudizio altre società.

Lasciando il terreno minato della questione plusvalenze e scontata la squalifica, Fabio Paratici ha proseguito la sua intervista segnalando che a Londra si trova molto bene e che dopo i 17 anni trascorsi in Italia (6 alla Sampdoria ed 11 alla Juventus) è pronto a ripartire per la sua sesta stagione lavorativa al Tottenham Hotspur, “società che mi hanno fatto sentire a casa, senza mai giudicarmi”, dandogli di fatto la possibilità di conoscerlo e valutarlo di persona, senza pregiudizi alcuni, concludendo poi con la conferma di essere stato nella scorsa estate “molto vicini per arrivare al Milan” ma allo stesso tempo “di non chiedermi il perchè la trattiva non si sia conclusa”.

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Rebranding ECA con la trasformazione in EFC (European Football Clubs)

(daniele amadasi)  Al termine del convegno svoltosi a Roma l’ECA (European Club Association) ha presentato il suo progetto di rebrandig trasformandosi in EFC (European Football Clubs), portando di fatti a termine quel “processo strategico consistente nel rinnovamento di un marchio aziendale attraverso il cambio di nome, logo e design e finalizzato attraverso una sostanziale modifica dell’aspetto comunicativo al riposizionamento sul mercato del brand di riferimento attraverso la mission di raggiungere nuovi obiettivi”.

Fondata nel gennaio del 2008 e con sede centrale a Nyon in Svizzera con l’intento di rappresentare, proteggere e promuovere le attività delle società calcistiche a livello europeo, l’Associazione dei club europei  (ECA) presieduta da Nasser Al-Khelaïfi (patron del Paris Saint Germain) e con 234 club membri del proprio organismo, al termine della tre giorni del congresso svoltosi all’Hotel Cavalieri a Roma ha ufficializzato la sua trasformazione in EFC (European Football Clubs) ed ampliato il proprio raggio d’azione coinvolgendo complessivamente 800 club in rappresentanza delle 55 federazioni nazionali europee affiliate all’Uefa e di fatto già rientranti nella struttura organizzative delle tre coppe europee maschili per club a livello di Champions League, Europa League e Conference League.

Svoltosi alla presenza del Presidente dell’Uefa Aleksander Čeferin in carica dal settembre 2016, da sempre al fianco dell’ECA ed in prima linea nell’aver disinnescato, anche con discutibili mezzi, il pericolo concorrenziale della nascita della Superlega Europea Privata portata avanti da Juventus, Real Madrid e Barcellona, l’assemblea generale della nascente EFC ha registrato a livello di delegazione italiana la presenza di 29 nostri club professionistici guidati come padroni di casa dai due club capitolini di Roma e Lazio.

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Le verità della Procura sulle plusvalenze del Napoli accantonate dalla FIGC

(daniele amadasi)  Nonostante l’incredibile accantonamento da parte della  Procura Federale Sportiva della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) con la clamorosa scelta univoca da parte di Giuseppe Chinè di archiviare il fascicolo sulle plusvalenze del Napoli per il “caso Osimhen”, la Procura della Repubblica di Roma ha continuato nelle sue indagini andando ad inserire nel faldone delle prove reali anche prove audio e digitali di scambio di e-mail inconfutabili per arrivare alla verità dei fatti contestati.

Ad oggi agli atti della Procura della Repubblica di Roma si trovano con l’accusa di falso in bilancio le richieste per il rinvio a giudizio di Aurelio De Laurentiis ed Andrea Chiavelli, rispettivamente Presidente ed Amministratore Delegato della Società Sportiva Calcio Napoli, nel cosiddetto filone delle presunte plusvalenze fittizie sull’operazione del calciatore Victor Osimhen, acquistato dai partenopei nel luglio del 2020 dal club francese del Lille per 70 milioni di €uro, di cui 50 M€ pagati cash e 20 M€ di contropartite tecniche mediante l’ipervalutazione di quattro giocatori: il portiere Orestis Karnezis ed i quasi sconosciuti Ciro Palmieri, Claudio Manzi e Luigi Liguori.

Un’operazione portata a termine fra i dubbi, come dimostrato dalle registrazioni audio e dalla copie delle corrispondenze tracciate via e-mail, dell’allora Direttore Sportivo del Napoli Cristiano Giuntoli e del suo vice Giuseppe Pompilio, archiviata dal punto di vista sportivo dall’ottimo prezzo di acquisto di Osimhen strappato dal Lille per “soli” 50 milioni di €uro, ma dalla parte finanziaria dalla difficoltà nel valutare 20 milioni contropartite tecniche che nella realtà dei fatti avevano un valore prossimo allo zero, come poi denunciato anche da Gèrard Lopez, ex Presidente del Lille, ora alla guida del club portoghese del Boavista e di quello francese del Bordeaux.

Così mentre la Procura Sportiva della FIGC decideva incredibilmente di archiviare il fascicolo Osimhen trasformando, nel giro di due anni e sempre sul tema plusvalenze, Giuseppe Chinè da boia della Juventus a salvatore del Napoli, la Procura della Repubblica di Roma proseguiva nelle sue indagini a sostegno dell’accusa e relativa al fatto di “sostenere che i bilanci siano stati gonfiati artificiosamente per creare plusvalenze e migliorare la situazione economica del club”.
A questo punto mentre si attendono le formalizzazioni delle prime date del processo penale nei confronti dei rinviati a giudizio il rinvio a giudizio De Laurentiis e Chiavelli, vedremo se a seguito delle nuove prove anche la Procura Sportiva in versione moderno struzzo toglierà la testa della sabbia ed inizierà a correre verso la formalizzazione di un processo sportivo, da portare anch’esso avanti sempre sulle basi cardini dei principi fondamentali della giustizia che “deve essere uguale per tutti”, “non colpevolizzare nessuno sino al termine del processo” ed “emettere sentenza definitiva oltre ogni ragionevole dubbio”.

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