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Calcioparlando con il nostro Direttore Amadasi a “Palla al centro” su Telereporter

(redazione calcioparlando.com) Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo anticipare che dal prossimo settembre ed in vista della stagione calcistica 2015-2016 potranno esserci importanti novità a livello collaborativo tra il nostro network Calcioparlando web-radio e la trasmissione televisiva “Palla al centro”, condotta da Manuela Donghi su Telereporter.

Difatti dopo la piacevole ospita della giornalista Donghi alla puntata radiofonica di Calcioparlando di ieri, di venerdì 10 luglio, per domani sera è prevista la presenza  televisiva del nostro Direttore Daniele Amadasi alla trasmissione “Palla al Centro”, in onda su Telereporter, dalle ore 20.30 alle ore 23.00.

Storica emittente privata lombarda, Telereporter è visibile a livello di Ditale Terreste sui canali 13 in Lombardia e 19 in Piemonte e sul canale 889 della piattaforma di Sky Tv.

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Lega-Pro: il bilancio alla fine del girone d’andata. Il parere di Sandro Coppola

sandronecoppola(matteo fumagalli) Finito il girone d’andata, è finalmente possibile fare una chiara analisi di quanto accaduto finora. Abbiamo chiesto un parere ad un grande esperto di Lega Pro, Sandro Coppola, tifosissimo del Monza, e da anni profondo conoscitore delle dinamiche dell’ormai ex Serie C.

Allora Sandro, tracciamo un primo bilancio. Come valuti l’attuale composizione dei campionati?

«La riforma ha portato benefici solo in Prima Divisione, perché il blocco delle retrocessioni permette a molte società di giocare con maggior tranquillità. Tutto ciò ha abbassato allo stesso tempo la bellezza dello spettacolo, le squadre s’imbottiscono di giovani di poca qualità non all’altezza della categoria. Discorso inverso in Seconda Divisione: la riforma, pensata anche per abbassare i costi, in realtà ha obbligato molte compagini ad investire pesantemente sul mercato per potersi salvare, quindi i valori tecnici sono maggiori rispetto al passato. Non può comunque succedere che in un campionato retroceda il 50% delle squadre partecipanti, le matricole salite dalla D stanno facendo grossi sforzi dal punto di vista economico e se non si salveranno, potranno andare incontro ad un fallimento societario. I valori sono talmente squilibrati al punto che secondo me alcune squadre di Prima Divisione farebbero addirittura fatica in Seconda, e viceversa, alcune di Seconda non avrebbero problemi a guadagnarsi una posizione di media classifica in Prima».

Squadre che ormai passano più tempo in tribunale che sui campi.
«Ormai è una costante del nostro calcio, incredibile il caso dell’Ascoli. Ma qui la colpa è delle istituzioni perché alcune società andrebbero già escluse in estate, usando il pugno duro. E invece la troppa indulgenza e le eccessive deroghe creano questi casi che a volte condizionano e falsano i campionati, pure Vicenza e Paganese hanno avuto problemi».

La tessera del tifoso in Lega Pro a cosa serve davvero?
«È inutile, vi sono trafile lunghissime per prendere i biglietti e viene penalizzata la parte sana del pubblico abituale. Un pensionato come può capire di volta in volta le procedure? Un giovane che voglia può avere di andare allo stadio? Senza considerare il fatto che a volte chi non ha la tessera si può comunque mischiare in tribuna col pubblico di casa. Io l’abolirei».

Lotito preferirebbe una divisione dei campionati in verticale: tu cosa ne pensi?
«Difficile dare una risposta. La divisione verticale porterebbe una ventata di originalità e freschezza, con match inediti tra squadre del Nord e del Sud; ma allo stesso tempo, anche la componente economica e logistica ha il suo giusto peso, quindi è necessario mantenere l’attuale suddivisione in orizzontale che allo stato attuale delle cose può però provocare la presenza, all’interno di uno stesso girone, di derby caldissimi con le relative difficoltà di ordine pubblico»

Ti riferisci al recente Salernitana-Nocerina?
«Certamente. Le istituzioni non sono state in grado di organizzare il tutto al meglio. Perché tutti i tifosi della Nocerina sono stati penalizzati indiscriminatamente? Capisco il comportamento dei giocatori rossoneri, molti sono giovani e la paura gli ha impedito di giocare, ma sarebbe anche ora che le società smettessero di accettare qualsiasi ricatto da parte delle tifoserie. I rapporti tra società e ultras devono essere chiari e ben definiti, e comunque è ingiusto penalizzare una squadra per il comportamento di una frangia del proprio pubblico».

Parlando di calcio giocato: le big continuano a stentare. C’è un vero e proprio motivo?
«Certamente sì. Le cosiddette nobili decadute non hanno un vero progetto, prendono giocatori di categorie superiori che a volte non hanno la mentalità per affrontare un campionato di questo tipo. Ad esempio la Cremonese, da anni sulla carta è la squadra più forte ma per diversi motivi non riesce mai ad andare in B: logico che la componente psicologica è fondamentale, tutti stanno rendendo molto meno rispetto alle possibilità e la mancanza di risultati non aiuta di certo».

La Nazionale Under 20 di Bertotto sta facendo bene, eppure le squadre di Serie A snobbano i nostri talenti.
«Solità mentalità italiana, il nome straniero fa sempre più effetto. Eppure molti campioni del mondo sono passati dall’ex Serie C, gente come Zambrotta e Grosso sono un esempio di come si possa fare il triplo salto senza problemi. E nella nazionale di Bertotto ci sono molti giovani di valore come Vita del Monza e Beltrame della Carrarese».

Le sorpresa della Prima Divisione quali sono?
«L’Entella sta facendo bene da anni, è una squadra ben messa in campo e senza grandi individualità se non Ricchiuti e Sarno; Como ed Albinoleffe stanno investendo molto sui giovani, senza pressioni si stanno togliendo delle soddisfazioni così come il Prato, autentica rivelazione del girone B, solida e concreta come poche altre».

I giocatori che ti hanno sorpreso invece?
«Non mi aspettavo tutti questi gol di Torregrossa a Lumezzane, dopo anni in chiaroscuro tra Como e Monza; pure il portiere del Gubbio, Matteo Pisseri, sta stupendo per la continuità nelle prestazioni».

Passiamo alla Seconda Divisione: al vertice ci sono squadre inaspettate.
«Santarcangelo, Vecomp Verona, Melfi e Castel Rigone sono bellissime realtà che nessuno in estate avrebbe mai pronosticato; sono deluso invece dalla grandi, ad esempio Monza, Mantova, Chieti e Messina che hanno ottimi giocatori e piazze caldissime».

Vi sono anche dei bomber dimenticati forse dal calcio che conta.
«Assolutamente sì, su tutti Alessandro, centravanti del Real Vicenza, un cecchino implacabile. E il lucanoTranchitella del Castel Rigone che, tranne qualche sporadica presenza tra i Pro, dopo un’intera carriera nei Dilettanti ha avuto finalmente una chance da leader in un campionato di valore».

Per concludere, dacci le tue top 11 di Prima e Seconda Divisione.
«Schiero le mie squadre con un bel 4-3-3. In Prima Divisione: Aresti (Savona); Iacoponi (Sud Tirol), Dametto (Reggiana), Cesar (Entella) e Biasi (Frosinone); Schenetti (Como), Dettori (Carrarese) e Favasuli (Pisa); Miccoli (Lecce), Marchi (Pro Vercelli) e Ciofani (Frosinone). In Seconda Divisione invece: Frattali (Cosenza); Bertoli (Porto Tolle), Cardinale (Melfi), Guidi (Cosenza) e Semenzato (Bassano); Scaccabarozzi (Renate), Cavalli (Alessandria) e Valagussa (Monza); Tranchitella (Castel Rigone), Alessandro (Real Vicenza) e Varricchio (Spal)».

Grazie mille Sandro, e alla prossima!

Calcioparlando con Guido Vaciago (Tuttosport)

guidovaciago(maurizio romeo)  Non servono molte parole per presentare Guido Vaciago, importante penna di Tuttosport: il calcio è da sempre il suo mondo e dal 1998, anno in cui inizia a seguirlo per la redazione del giornale torinese, è anche il suo lavoro.
Nella redazione di Tuttosport dal 1996 si occupa dapprima di sport cosiddetti minori, per poi passare al calcio e seguire per il suo giornale squadre importanti come Inter, Milan e Juventus. È un profondo conoscitore del movimento calcio a 360°. Con lui abbiamo voluto fare un primo punto sulla Serie “A”, lanciando anche uno sguardo alle coppe europee appena iniziate.

Dopo tre giornate è sicuramente presto per dare dei giudizi definitivi, ma qualche indicazione sicuramente si può avere: cosa ti ha “raccontato” sinora il campionato appena iniziato?
“Tre giornate sono sicuramente poche per un giudizio, perché si rischia di enfatizzare troppo ciò che poi col tempo si può rivelare molto diverso, ma per il momento direi che non ci sono state grandi sorprese e che bene o male sia successo quanto ci si aspettasse prima dell’inizio. Il Napoli sembra la squadra più attrezzata fra le antagoniste della Juventus per lo scudetto. Il Milan, in linea con quello che ha fatto negli ultimi anni, è partito male ma mi aspetto una grande rimonta di posizioni fra la fine dell’inverno e la primavera come ci hanno abituato i rossoneri negli ultimi anni e proprio per questo non reputo tremenda la loro partenza. Ho visto una Roma sicuramente molto più equilibrata degli anni precedenti: credo che Garcia abbia portato una bellissima ‘normalità’ a Roma, senza gli eccessi e le fiammate delle scorse stagioni ma con un meccanismo che sembra lavorare bene e appare già collaudato con una qualità media della squadra piuttosto alta. Trovo però anche qui che sia presto per dire che la Roma sia una sorpresa, ora si rischierebbe davvero di scivolare su una ‘buccia di banana’ per tante ragioni, attendiamo incontri più impegnativi, verifichiamone la continuità e soprattutto non sottovalutiamo l’impatto che può avere l’ambiente romano andando avanti con la stagione e tutte le incognite che di solito aleggiano sulla Roma. Credo anche sia troppo presto anche per dire ad esempio che la Lazio stia andando male. L’unica pecca importante che forse si è evidenziata è l’assenza di un attaccante oltre a Klose. Il tedesco è un grande professionista e spesso è risultato decisivo, ma gli anni passano anche per lui e non si può pensare che risolva tutto da solo. L’impressione poi può essere sicuramente influenzata anche dai calendari: dal campo si è avuta anche la conferma di ciò che si pensava alla stesura dei calendari e cioè che la Juventus avesse un inizio sicuramente non semplice, aldilà poi dei risultati maturati, mentre il Napoli lo avesse un po’ più agevole. Tolte quindi le impressioni su Juventus e Napoli  che nascono da un pregresso di crescita verificato negli anni, le altre sono tutte impressioni che andrebbero via via aggiornate.“

Ci sono poi l’Inter di Mazzarri e la Fiorentina di Montella  che da molti addetti ai lavori sono considerate due outsiders.
“L’Inter ha assimilato sicuramente molto in fretta  il gioco di Mazzarri, nonostante si sia all’inizio del campionato se ne vede l’impronta: una squadra di carattere, che difende, che punta sulle ripartenze, che fa molta densità ed è attentissima nella fase difensiva, magari non è brillantissima in quella offensiva almeno sinora. Se Milito dovesse superare bene l’infortunio e la squadra dovesse ritrovare i suoi gol potrebbe essere una outisider, ma senza un grosso attaccante il gioco di Mazzarri è penalizzato nella logica di un campionato lungo com’è quello italiano. Se non trovasse i gol di un grande attaccante credo che il massimo risultato a cui potrebbe ambire sarebbe un terzo posto. Per la Fiorentina poi certamente c’è da considerare che la partita di domenica è stata molto sfortunata e sicuramente un po’ condizionata da qualche errore arbitrale, più che altro c’è stata sicuramente una brutta botta per gli infortuni, che rischiano di penalizzare, soprattutto quando hai una buona rosa sui 12/13 titolari ma poi sei inevitabilmente un po’ meno forte come rosa complessiva. Credo che la Fiorentina sia stata giustamente considerata come una possibile outsider soprattutto per Montella, ancor più che per gli acquisti di Rossi e Gomez. Montella  a mio avviso uno dei migliori allenatori europei, non solo italiani. Rossi però è ancora un’incognita, mentre per Gomez, scelta sicuramente di alto profilo, bisognerà capire quanto abbia veramente sposato il progetto della Fiorentina o quanto abbia cercato un trampolino per il mondiale. Considerato però il mercato sontuoso l’unico neo può apparire il portiere. Il portiere ‘giusto’ in un campionato può spostare anche una decina di punti, dà sicurezza alla propria squadra che gioca più tranquilla e intimidisce sicuramente gli avversari. Il portiere forte innesca sicuramente un circolo virtuoso per tutta la fase difensiva che viene rinforzata. Non vorrei che Montella poi dovesse rimpiangere di non averne uno di livello superiore alla lunga.
Facendo un discorso più ampio, se consideriamo i soli titolari a mio avviso ci sono 6/7 squadre che possono essere messe sulla carta tutte più o meno allo stesso livello, la differenza però la si vede quando un allenatore deve alternare per infortuni, squalifiche o semplice turnover i suoi giocatori: quando c’è una ‘seconda linea’ di alto livello sicuramente si fa la differenza, anche  perché non si devono nemmeno temere i fisiologici cali di forma dei giocatori chiave durante la stagione.”

Con le prime partite di Champions League ieri hanno preso il via le Coppe Europee. Quali sono per te le reali possibilità delle italiane?
“In Champions League credo che le italiane abbiano almeno 5 squadre più forti per pensare alla vittoria finale: Real, Barcellona, Bayern, Borussia e Manchester United danno più di un’impressione di essere ancora di un livello superiore. La squadra più preparata per l’Europa sulla carta è probabilmente la Juve, aldilà del risultato di martedì, però non va sottovalutato il DNA europeo del Milan che anche quando non ha una squadra di assoluto livello di rosa sa comunque farsi valere e tira fuori forze inaspettate. Il Napoli invece potrebbe pagare sicuramente l’inesperienza della maggioranza dei suoi giocatori. E’ vero che i partenopei hanno fatto la Champions due anni fa comportandosi molto bene, è vero che il San Paolo può diventare una bolgia e questo in ambito europeo sicuramente conta però credo che il Napoli parta un gradino leggermente sotto alle altre due italiane. Tutte e tre le italiane per me partono in seconda fila e sono delle outsider, per usare la parola utilizzata da Conte nella conferenza di martedì, e come tali  possono essere delle mine vaganti.Prendendo ad esempio la Juventus: se Tevez si dimostrasse nuovamente il ‘mostro’ che a livello europeo era stato con il Manchester United, meno con il City, con l’esperienza acquisita lo scorso anno, la solidità dimostrata e considerato che, quando gira, gioca il calcio più europeo di tutte le italiane, potrebbe anche diventare una squadra che compare a sorpresa nelle prime quattro. Ci vorrà però a mio avviso un piccolo miracolo sportivo perché vinca la coppa perché a quel punto si troverà di fronte delle corazzate più attrezzate. Ci vorrà sicuramente anche un po’ di fortuna e qualche ‘coincidenza astrale’ per arrivare a quei punti. Ma questo non può vietare ai tifosi e alla squadra di credere nell’obiettivo:  non è impossibile, certo ci sono meno possibilità…

L’Europa League invece è una competizione diversa. I campionati europei stanno subendo un po’ tutte l’effetto Liga: 2/3 squadre di vertice e poi dietro un campionato più livellato ma con un gap ampio rispetto alle big. Analizzando anche l’andamento degli ultimi anni abbiamo visto arrivare in fondo molte squadre anche dell’est europeo che difficilmente arriverebbero a giocare una finale di Champions. L’Europa League ricorda quindi una coppa europea anni ’80, una competizione lunga e quasi di logoramento in cui in fondo arrivavano anche squadre meno conosciute. I rischi principali sono le squadre paracadutate dalla Champions e quanto davvero crederanno all’obiettivo le squadre italiane. La Lazio lo scorso anno ci ha creduto ed è arrivata ai quarti, dove è stata decisamente sfortunata. Se le italiane decidono di giocarsela possono arrivare nelle prime 4 e, a quel punto giocarsela. Se invece iniziano a snobbarla diventa un rischio perché il livellamento dell’Europa League e comunque verso l’alto e basta incrociare anche una squadra dell’est più in forma ad esempio per uscire malamente. Certamente arrivare terzi in campionato, con conseguente accesso alla Champions, è più remunerativo economicamente per la società rispetto a vincere la coppa e a volte le società puntano a quell’obiettivo piuttosto che ad alzare un trofeo, alla faccia del prestigio europeo. Sicuramente molto cambierà a partire dall’edizione 2015/16 quando, su per decisione dell’UEFA stessa, la vincente dell’Europa League della stagione precedente acquisirà il diritto di partecipare alla Champions League a prescindere dal risultato conseguito nel proprio campionato. Io però fossi nella Fiorentina ci crederei, se ci crede davvero potrebbe farcela.

Più che altro spero davvero che le italiane non la snobbino perché non capisco perché le squadre facciano di tutto per parteciparvi e poi la snobbino: è un discorso miope a livello di movimento perché i punti dell’Europa League nel ranking contano quanto quelli della Champions e ne guadagnerebbero tutti riportando probabilmente anche il livello del calcio italiano e l’interesse ai fasti di una volta. Il calcio potrebbe dare un segnale: invece di pensare ognuno al proprio orticello, si farebbe anche il bene comune. Speriamo possa accadere prima o poi.”

Ultima domanda a bruciapelo: quali saranno per te le rivelazioni della nuova stagione?
“Ti rispondo altrettanto a bruciapelo con due nomi: Berardi e Zaza.”